Secondo il Rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità le persona affette da demenza nel 2010 erano 35,6 milioni, raddoppieranno nel 2030 e triplicheranno nel 2050 con 7.7 milioni di nuovi casi all’anno (uno ogni 4 secondi). Si stima che in Italia ci siano più di 1.200.000 pazienti con demenza di cui circa 600.000 malati di Alzheimer. Sembra che tre quarti delle vittime di questa malattia degenerativa non ricevano una diagnosi tempestiva, spesso come risultato del falso convincimento che la demenza faccia parte del normale invecchiamento.

"La dottoressa ha detto che l'unica frase che non scompare mai è il "ti amo", è quella che scelgono i suoi pazienti quando chiede loro di scrivere su un foglio la frase che preferiscono, anche se della propria esistenza non ricordano più nulla. È come se solo l'amore potesse ancora tenerli in vita".

Il paziente è una malato di Alzherimer e la citazione introduce Idda, l'ultimo libro di Michela Marzano, un appassionante romanzo sull'identità, sulla memoria che ha come protagoniste Alessandra, una quarantenne alle prese con una nuova vita, e Annie, malata di Alzheimer.

La malattia dell’Alzheimer è una delle tante demenze che comportano una diminuzione della memoria per i fatti recenti, un disorientamento spaziale e un disorientamento temporale. Si affaccia intorno ai 50 anni senza segni preliminari e in assenza di altre malattie. I ricercatori hanno evidenziato che i processi molecolari che portano ai sintomi iniziano prima che si verifichi un danno neuronale esteso. C’è un lungo periodo di tempo, poco prima che l’Alzheimer cominci a manifestarsi, in cui i neuroni del cervello cercano di dividersi, probabilmente per compensare la perdita di altri neuroni a causa della malattia.

La malattia ha un decorso cronico, invalidante e inevitabilmente involutivo. La terapia prevede il mantenimento delle funzioni cognitive attraverso tecniche specifiche e il costante supporto dei caregiver e di tutti coloro che si occupano di servizi per gli anziani.

L’alzheimer è peggio che mortale, deruba le vittime della loro umanità e ne terrorizza le famiglie. I pazienti non riconoscono più le persone che amano, la propria storia e tutto ciò causa molte sofferenza per chi vive da vicino il dramma di questa malattia.
Sono state avanzate diverse ipotesi per le cause della malattia; in particolare secondo gli studiosi sembra che sette fattori possono favorire l’insorgere della malattia: diabete, ipertensione, obesità, inattività fisica, depressione, fumo e basso livello di istruzione. E’ possibile prevenire e far regredire il declino cognitivo intervenendo sullo stile di vita: dalla dieta alla qualità del sonno, dall’assunzione di micronutrienti e integratori al controllo dei livelli ormonali e di stress, fino all’esercizio fisico e mentale.

Nelle attività messe in atto da tutti coloro che operano nel settore dei servizi agli anziani, la parola chiave è la manualità. Lavoretti come la realizzazione di disegni, origami, ritagli, tutto è favorevole alla creazione di un clima di svago con l'obiettivo di contrastare la tristezza, specialmente nei pazienti più fragili. I giochi per anziani devono essere scelti in base alle loro abilità fisiche e motorie, senza esporli a situazioni di rischio o stress eccessivo. L'obiettivo primario è creare un senso di comunità, di partecipazione e divertimento.

Giochi musicali, balli e serate di teatro con la lettura di poesie sono attività che stimolano la socievolezza, l'entusiasmo degli anziani e sono particolarmente indicate per coloro che soffrono di solitudine.

Tutte le giornate, dalla mattina fino al pomeriggio inoltrato, devono essere scandite dall'alternarsi di attività ludiche e ricreative. Giornate progettate, studiate e realizzate da personale qualificato e specializzato nel lavoro con la terza età. Una programmazione che non deve lasciare nulla al caso e avere come finalità la socializzazione e il benessere psicofisico dell'anziano/paziente.


attività ludico creative utili per gli anzianiLa mente creativa non ha età
Lo affermano le ultime ricerche in ambito neuroscientifico: la creatività crea collegamenti tra neuroni, consentono al cervello di funzionare e mettono al riparo dall'invecchiamento celebreale e Alzheimer.

La creatività è la capacità di inventare, di dar vita a mondi fantastici o trovare soluzioni originali a problemi pratici. Questa capacità creativa fa aumentare in tutti noi il numero delle sinapsi (strutture che mettono in collegamento tra di loro i neuroni) dando vita alla "riserva cognitiva". Alcune scoperte hanno evidenziato come i danni celebrali creati dall'accumulo della proteina beta amiloide (quella che causa l'Alzheimer) non crea problemi alla capacità di ragionamento proprio in virtù di queste sinapsi di scorta formatesi grazie alla creatività. A confermarlo è un recentissimo studio dell'Università del Sacro Cuore di Milano.

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