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Gli anziani rappresentano una risorsa preziosa per l'Italia, da non ignorare e valorizzare a vantaggio dell'intera collettività. Risorsa sicuramente economica con tutti gli effetti positivi che la silver economy (over 65) produce sull'intera economia nazionale. Risorsa soprattutto sociale dato che il 72% degli anziani (9,6 milioni) si occupa dei propri nipoti o di altri familiari e 3,6 milioni lo fa con regolarità, mentre 7,6 milioni sostengono finanziariamente figli e nipoti, e 5 milioni si occupano di altri anziani in difficoltà.

Il Rapporto sulla Silver Economy realizzato da Censis e pubblicato qualche giorno fa ha dato uno sguardo più ampio alla longevità, intesa come risorsa economica e sociale, consentendo di oltrepassare gli stereotipi ancora troppo diffusi tra di noi: gli anziani sono un peso, sono poveri, non posso essere più utili, la spesa previdenziale ci sta distruggendo...

Quanti sono gli anziani in Italia?
I numeri riguardanti l'andamento demografico della popolazione italiana negli ultimi dieci anni sono implacabili:
- +1,8 milioni di persone con almeno 65 anni;
- +1 milione di persone con 80 anni e più;
- -1,5 milioni di giovani fino a 34 anni;
- -23% di nascite.
E le previsioni per il 2051 annunciano che dagli attuali 13,7 milioni di anziani (22,8% della popolazione) si passerà a 19,6 milioni (33,2% della popolazione) con un tasso negativo di crescita demografica (-4,1%).

Ecco i numeri della silver demography che contraddistingue il nostro Paese: una vera e propria dittatura demografica che impone di passare dalla tradizionale sottovalutazione della demografia ad una sua nuova centralità nella definizione di fabbisogni attuali e futuri della società.

Il miglioramento nel tempo di condizioni igieniche, alimentazione, sanità, attenzione alla tutela della salute ha reso la sfida della vecchiaia sempre meno dura e affrontabile per le persone: si vive più a lungo perché si vive meglio, con una speranza di vita in Italia tra le più alte nella UE.
Infatti, nel nostro Paese:
- la speranza di vita media di una persona è 82,7 anni, a fronte di un dato medio UE di 80,9 anni: 1,8 anni in più;
- per le donne la speranza di vita è 84,9 anni, mentre il dato medio Ue è 83,5 anni: +0,9 anni;
- per gli uomini la speranza di vita è 80,6 anni, a fronte di una media Ue di 78,3 anni: +2,3 anni.

Una delle prime cose emerse dalla lettura di questo rapporto è che gli italiani si sentono vecchi non quando vanno in pensione o superano una certa soglia anagrafica, ma quando diventano dipendenti da altre persone nelle ordinarie attività quotidiane, incluse le più intime. In questa condizione di non autosufficienza si trova solo 1/5 degli over 65 (2,8 milioni su 13,7), mentre la maggioranza vive in condizione di benessere superiori alle medie nazionali. Gli over 65 hanno una ricchezza media più alta del 13,5% di quella degli italiani, mentre quella dei millennials è inferiore del 54%. I dati quindi fotografano un impoverimento asimettrico tra anziani e millennials, causato dalle recessioni che hanno colpito l'economia italiana, europea e mondiale.

Non deve sorprendere quindi che gli anziani, in questo condizioni, consumino e accantonino più degli altri e, tra i dati emersi dal rapporto, colpisce la qualità di questi consumi.

Nell'ultimo anno gli over 65 hanno speso:
- 2,3 miliardi per visitare musei e mostre (+47% in dieci anni)
- 4,9 miliardi in viaggi vacanze (+38,9% in dieci anni)
- il 31% ha speso una cifra significativa per un bene o servizio di valore (es. smartphone o cena al ristorante).

I consumi degli italiani soffrono, quelli degli anziani no. In 25 anni si è ridotta del -14% la spesa dei consumi familiari (millennial -34%) e a crescere sono stati solo loro, gli anziani con un consumo che ha segnato un +23,3%. Se si considera l'ultimo biennio, la spesa degli italiani per consumi segna +3,6%, quella degli anziani +4,5% e quella dei millennial -3%.

Consumare per vivere meglio
Alta e crescente è la propensione degli anziani per i consumi di qualità, culturali e di leisure, che li rende veri interpreti del modello di consumo della neosobrietà, improntato ad una rigorosa selezione dei consumi a vantaggio di quelli che più migliorano la qualità della vita. Così, ad esempio, gli anziani spendono in un anno 2,3 miliardi di euro per musei e mostre (+47% in dieci anni), 2,2 miliardi per il cinema (+58,2), 2 miliardi di euro (+74,2%) per monumenti e siti archeologici, 1,6 miliardi di euro per teatro (+29,1%), 1,6 miliardi (+13,3%) per concerti musicali, quasi 600 milioni per discoteche, e balere (+12,3%), 4,9 miliardi (+38,4%) per viaggi e vacanze.

La longevità è oggi un valore per chi la vive al punto che ben l’87,6% degli anziani si dichiara soddisfatto della propria vita, mentre è il 59,6% la quota rilevata sul totale della popolazione. Così la terza e quarta età ne escono come fasi del ciclo di vita connotate dalla soggettività che spinge a riempirle di attività, progetti, idee che gratificano o perché sono utili agli altri o semplicemente perché piacciono a chi sceglie di farle.
Oggi gli anziani sono profondamente diversi dagli stereotipi che troppo a lungo li hanno confinati ai margini della vita socioeconomica. Pertanto abbandoniamo questi stereotipi e consideriamo l'over 65 una risorsa e non un peso.

Buona longevità a tutti!

Fonte: Rapporto Censis

 

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